Il richiamo alla coerenza etica nel progetto di comunicazione, che ha attraversato tutti gli anni Novanta, a partire dal manifesto First Things First, ha aumentato l’attenzione per la sostenibilità ambientale; parallelamente all’affermarsi di questo tema nell’agenda politica e a quanto andava sviluppandosi nei settori limitrofi dell’architettura, del design di prodotto e di interni.
Un’attenzione destinata a crescere: per esempio, in poco più di un anno di vita, Designers’ Accord, associazione nata dalla progettista di IDEO Valentine Casey con il fine di ‘creare un impatto ambientale e sociale positivo’, ha raccolto 100.000 adesioni.
Il tema è ormai sotto i riflettori, con gli inevitabili slittamenti semantici che creano confusione più che fornire servizi ai destinatari finali: il bollino bio, l’effettiva riciclabilità dei materiali, l’impatto energetico globale di tanti prodotti ‘ecologici’… Una confusione che si trasferisce, sul piano della comunicazione, sottoforma di stereotipia, nel trionfo di toni e iconografie New Age pure in contesti opinabili.

Il design grafico però fa il suo dovere nel tenere a bada la deriva sterotipica, senza dimenticare di essere un mezzo di comunicazione per tutti. Lo fa quando agisce per committenti attinenti: dalle aziende che lavorano sull’ambiente ai partiti politici a esso legati, passando per le testate che si occupano del problema.

via DDBO