Solo in Italia, 3 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà alimentare,

senza risorse sufficienti all’acquisto di beni fondamentali per la sopravvivenza. Sono i nuovi poveri, i nuovi emarginati, non chiedono l’elemosina ma siedono nelle mense delle città. Ignorando disoccupazione e precariato crescenti, la globalizzazione, la corsa alla produzione e all’acquisto senza misura si sono trasformati in agenti isolanti per intere fasce di popolazione, accrescendo fenomeni di auto-emarginazione e incidendo, in maniera irreversibile, sulla qualità della vita e dell’ambiente.

Già nel 1987, il rapporto della Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo, Rapporto Brundtland, evidenzia il legame tra problemi ambientali, povertà nel mondo e distribuzione della ricchezza. Da quest’ultima i designers di Utilità Manifesta avviano un nuovo percorso di riflessione sui temi povertà ed esclusione sociale, in linea con le finalità dell’Unione Europea.

l progettisti dell’associazione oppongono a una visione capitalistica del  consumo – consumare di più per produrre di più -, una visione democratica e sostenibile – meno spreco più diritti. Concordano nel sostenere che “un’economia sostenibile rappresenta nient’altro che un ordine sociale più alto, che si interessa delle generazioni future come delle attuali, più orientato al benessere di tutti”, attraverso una redistribuzione delle risorse e un utilizzo più razionale delle stesse.

Riflettendo sul ciclo di vita di ciascun prodotto, il ruolo sociale del progettista sta nel tradurre di modo e di fatto l’idea che se i consumi non si possono eliminare si possono almeno contenere, partecipando all’azione di ritardare sempre di più la fase di smaltimento e di renderla sempre più compatibile con le esigenze ambientali e con l’affermazione e la tutela dei diritti primari.

Povertà e distribuzione accentratrice della ricchezza sono anche, inevitabilmente, risultato di azioni troppo deboli dirette alla sensibilizzazione sociale: operatore culturale sempre in prima linea, il designer può diffondere, realizzare e rendere visibile la cultura del recupero, del riciclo, del prima e del poi, adottando soluzioni progettuali che garantiscano il minore impatto possibile sulle persone e sull’ambiente.