di Irene Ranaldi, su Sociale.it

Italian Stories è la start up che prova  a far conoscere al mondo il nostro artigianato tra ceramiche, tessuti e vetro, un portale per prenotare visite e workshop nelle botteghe italiane. Si tratta di una start up nata nel gennaio 2015 proprio con questo scopo: far conoscere al mondo intero l’immenso patrimonio di laboratori artigianali che attraversano l’Italia da capo a piedi. E invitare quel mondo a visitarlo: portarlo nella bottega di gioielli di Marisa, a Venezia, e da lì a scoprire i luoghi nascosti dove per secoli le infilatrici di perle veneziane hanno creato le loro collane. Oppure nel laboratorio romano del tappezziere Luigi, per imparare con un workshop a imbottire e rivestire un vecchio divano. O ancora in provincia di Enna, a modellare la ceramica da Lorenzo. In gergo tecnico si chiama turismo esperienziale. Dietro all’idea ci sono due architetti: «Era il 2013 e come molti in questo Paese ci siamo chiesti: che fare in mezzo a questa crisi?», racconta Eleonora nella sede operativa ricavata dentro la vecchia centrale idroelettrica di Fies, in Trentino Alto Adige. «E ci siamo detti. L’Italia ha due assets: turismo e artigianato. Come li uniamo con mezzi digitali e contemporanei? Serviva uno strumento che permettesse a delle persone (i turisti) di entrare in contatto con altre persone (gli artigiani). E a quel punto abbiamo unito le esperienze fatte in precedenza nella creazione di community virtuali». Ed è nato Italian Stories.

 

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Strategie 2.0

La strategia è quella ormai classica per chi vuole fare comunicazione 2.0: costruire prima una communitydi utenti online. Hanno creato una pagina Facebook, un account Twitter e uno su Instagram. E hanno iniziato a raccontare le storie degli artigiani con cui via via entravano in contatto.«L’Artigianato è un mondo in sofferenza e ha bisogno di una trasformazione che non è necessariamente quella dei makers e delle stampanti 3D, quella è un’altra cosa. L’esplosione del digitale ha bruciato la produzione e l’acquisto di manufatti. Non era insolito fino agli anni Settanta trovare nelle case un presepe in cera, fatto a mano, ad esempio. Ora non ce ne sono proprio più. Molti artigiani non sono stati capaci di adeguarsi a estetiche più contemporanee. Ma restano consapevoli di possedere lavorazioni di altissimo livello e forti competenze. Anche se molti si sentono isolati e non compresi. Come reinventare tutto questo? Sai che il prodotto non lo vendi più. Ma magari a molti piacerebbe vedere come quel prodotto si fa. E allora gli vendi questo, l’esperienza, la conoscenza». E i visitatori che arrivano nei laboratori sono spesso di stimolo agli artigiani stessi. Italian Stories è aperto anche a creare percorsi personalizzati. «Ci ha contattati un’orafa londinese per poter fare esperienze in vari laboratori italiani. Sarà a Firenze per due workshop in due botteghediverse e poi visiterà un laboratorio a Venezia».

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